Boccadasse … ed è subito saudade

 “C’era una volta una gatta che aveva una macchia nera sul muso …” Alzi la mano chi non si è ritrovato, almeno una volta nella vita, a canticchiare la celebre canzone di Gino Paoli! 

Sono certa che anche i più giovani tra voi  avranno sentito parlare della  famosa micia e della “ vecchia soffitta vicino al mare con una finestra a un passo dal cielo blu ” . Ma forse non tutti sanno che   la  gatta e la soffitta   citate dal cantautore  sono  genovesi.  Più precisamente di Boccadasse,   l’ antico borgo marinaro situato a pochi minuti dal centro di Genova,  al termine della passeggiata a mare di Corso Italia.

 Un luogo a dir poco incantevole, orgoglio dei genovesi ,  che lo annoverano, a ragione, tra gli angoli più suggestivi  dell’ intera città.  

Boccadasse-notte

boccadasseGino Paoli non è stato di certo il solo ad aver tratto ispirazione dal celebre luogo.  Numerosi  artisti hanno degnamente  evocato,  dipinto, cantato o  raccontato  il borgo genovese.  Cito tra tutti il poeta dialettale Edoardo Firpo  che a Boccadasse  dedicò una poesia deliziosa, i cui versi iniziali sono visibili sulla targa posta nella piazzetta a lui dedicata.

                                                             O Boccadaze, quando a ti se chinn-a
                                                             sciortindo da-o borboggio da çittae,
                                                             s’à l’imprescion de ritorna in ta chinn-a
                                                             o de cazze in te brasse d’unna moae

Per chi non mastica il dialetto genovese,  i versi hanno grosso modo il seguente significato:

                                                               O Boccadasse, quando si scende a te
                                                               uscendo dal subbuglio della città,
                                                               si ha l’impressione di ritornare nella culla,
                                                               o di cadere fra le braccia d’una madre.

Boccadasse-notte_2Se leggendo questi versi siete incuriositi dal significato del termine” Boccadasse”, non esitate a fare una ricerca su internet. Troverete svariate ipotesi e  interpretazioni. Quella che preferisco ricollega il nome di Boccadasse alla forma di una piccola baia, capace di  ricordare una bocca d’azë, ovvero una bocca d’asino. Se ciò  che invece più vi preme  è tentare di comprendere  cosa renda  davvero questo posto così speciale, tanto da ricordare, come dice Firpo,  l’abbraccio materno,  allora vi avverto, nessuna indagine sul web potrà aiutarvi.  Boccadasse va  vissuta,  ammirata, respirata direttamente,  recandovi sul posto. Nessuna descrizione, tantomeno la mia, potrà farvi percepire  fino in fondo le emozioni che si vivono in quel luogo.

L’incanto di Boccadasse è nelle case dall’intonaco color pastello  che si affacciano sulla piccola spiaggia di ghiaia e ciottoli,  nei minuscoli balconi incorniciati da gerani sempre in fiore,  nelle creuze che scendono verso il mare e salgono verso Capo Santa Chiara.  E’ nei piccoli gozzi tirati a secco, nello sciabordio delle onde che si infrangono sugli scogli,  nel profumo del mare e nella salsedine che avvolge ogni cosa.

boccadasse-tramontoA Boccadasse  regna la calma e la tranquillità.  Non si sente il rumore delle auto,  nessuno corre, nessuno va di fretta. Ci sono gli anziani pescatori che rammendano le reti e  i gatti che sonnecchiano all’ ombra delle barche. Ci sono i patiti della tintarella,  che sembrano voler  carpire  al sole il segreto di una perenne abbronzatura e gli innamorati che si  sussurrano dolci promesse d’amore.

 Tutto il resto è lontano. Tutto il resto può aspettare.

Boccadasse sa incantare e conquistare in qualsiasi momento o periodo dell’anno. Sa farlo in primavera, quando la luce della bella stagione rende i colori del borgo particolarmente caldi e luminosi.

E’ incredibilmente magica e seducente la  notte, quando la luna si specchia nel mare avvolgendo ogni cosa in un prezioso manto argentato.

E che dire delle  calde sere d’estate, quando Boccadasse si popola improvvisamente? Allora il mormorio del mare si mescola al vociare vivace di turisti e passanti in cerca di refrigerio , alle chiacchiere degli avventori dei rinomati ristoranti e bar del luogo o a quelle di chi si appresta a gustare un ottimo gelato artigianale in riva al mare.

boccadasse-di-giornoIl mio consiglio è di andarci la mattina. Una mattina qualsiasi. Magari d’inverno. Quando l’inverno genovese si fa particolarmente mite e generoso di sole e cieli tersi. Quando tutti sono al lavoro, immersi nel vortice della quotidianità. Una volta arrivati, sedetevi sugli scogli  o se preferite affacciatevi dalla terrazza posta accanto alla graziosa chiesa di Sant’ Antonio.  Spegnete il cellulare,  lasciatevi accarezzare dalla brezza e guardate…o meglio contemplate.  E  il  gioco è fatto.  Da quel momento Boccadasse vi entrerà nel cuore e ci resterà per sempre . Colti da una sorta di saudade tutta genovese, non potrete fare a meno di tornarvi. Potrà passare un giorno, una settimana, qualche mese. Poco importa. Al vostro ritorno ritroverete l’antico borgo ancora intatto. Un angolo incontaminato di autentica semplicità, dove il tempo sembra davvero essersi fermato.

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