BLU DI GENOVA: I TELI DELLA PASSIONE

Immaginate un chiostro medievale incastonato nel cuore del Centro Storico genovese. Non un chiostro qualsiasi, bensì il Chiostro dei Canonici della Cattedrale di San Lorenzo, situato dietro alla cattedrale, a pochi passi da Palazzo Ducale. Immaginate che in questo luogo così antico e suggestivo, sia custodito un museo dedicato all’arte sacra, il Museo Diocesano, e che tra i pregevoli capolavori esposti, si possano ammirare opere pittoriche di grandi artisti, quali Perin del Vaga, Luca Cambiaso, Domenico Fiasella, Domenico Piola, Gregorio De Ferrari, reperti archeologici, gruppi scultorei, come ad esempio il monumento sepolcrale di Luca Fieschi e poi ancora argenti, codici miniati…

Ora che avete provato a immaginarlo, questo posto così affascinate e insolito, sappiate che la realtà supererà di gran lunga la vostra fantasia e che, una volta varcatane la soglia, il Museo Diocesano di Genova , saprà accogliervi in un’atmosfera piena di emozioni.

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E sarà proprio in un crescendo di emozioni che, raggiunto il piano ammezzato, vi troverete al cospetto di qualcosa di eccezionale, di estremamente raro e prezioso, che vi lascerà senza parole: giganteschi teli blu, dipinti a biacca, raffiguranti scene della Passione di Cristo.
Per precisione i teli sono in totale 14 e sono stati acquistati nel 2001 dallo Stato italiano. Fanno parte della Collezione Tessile della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e Etnoantropologici della Liguria e sono stati collocati in deposito temporaneo presso il Museo Diocesano di Genova.
Non saprei dirvi se è per via della bellezza e della dimensione dei teli, che arrivano a sfiorare il soffitto, o per il magnetismo dello spazio in cui sono sistemati, ma ogni volta che li osservo, ho come l’impressione di essere interamente avvolta da una luce morbida e delicata, che si tinge di tutte le sfumature del blu. Un’atmosfera che sa di infinito, pacestupore e ammirazione.

Ed è proprio l’evocazione del blu, inteso come simbolo della purezza, del soprannaturale, che deve aver indotto i committenti, a scegliere uno sfondo di tale colore per raccontare le sofferenze sopportate da Cristo per salvare l’umanità.

Osservare queste singolari opere, prestare attenzione ad ogni minimo dettaglio e particolare, significa anche interrogarsi sulla loro origine. Di certo non è semplice trovare risposte precise in quanto la storia di questi capolavori è ancora in parte avvolta nell’oscurità, ma sembra chiaramente intrecciarsi con quella dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto. Una chiesa particolarmente cara all’aristocrazia genovese, situata nella Bassa Val Polcevera, dove i teli vennero custoditi per lungo tempo, per poi divenire, in seguito a varie vicissitudini, proprietà privata.
I Teli sono suddivisibili in  tre gruppi principali: i drappi più grandi risalgono al 1538, alcuni sono databili attorno alla metà del Cinquecento, mentre altri sono più tardi ( XVII – XVIII secolo). Scarseggiano notizie certe sulla loro paternità, ma si suppone  siano stati realizzati da pittori attivi a Genova nella prima metà del Cinquecento, ispirati da incisioni di Dürer e da invenzioni raffaellesche incise da Marcantonio Raimondi.

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E’ quasi impossibile non interrogarsi circa la loro funzione originaria. Ci sono buone probabilità che durante il periodo della Quaresima, i teli venissero esposti in chiesa per invitare i fedeli alla preghiera e al raccoglimento. Non è da escludere che fossero addirittura utilizzati come scenario per le funzioni e le rappresentazioni sacre della Settimana Santa.

C’è poi un altro particolare che non può essere assolutamente trascurato e che rende i Teli della Passione assolutamente unici nel loro genere! Sono stati realizzati in fibra di lino tinta con indaco e pertanto possono essere considerati, a tutti gli effetti, illustri antenati della popolare tela di Genova altrimenti detta Jeans.

Un legame strettissimo, tra l’antico e quello che, apparentemente, potremmo definire il moderno, ma non lasciatevi trarre in inganno! La storia del jeans passa da Genova e lo fa in epoche decisamente remote.  A onor del vero, questa storia  nasce proprio a Genova, dove inizia a prendere forma, seppur lentamente, già in epoca medievale, quando in città si producevano tessuti in fustagno, di cotone e lino, che rappresentavano una valida alternativa a quelli di lana, in quanto più economici, ma caldi , facili da tingere e soprattutto molto resistenti.

Inizialmente questi tessuti erano  soprattutto bianchi  o marroni, ma a partire dalla seconda metà del Cinquecento, grazie ai più intensi rapporti commerciali con il medio e lontano Oriente,  l’indaco divenne anche a Genova   il più diffuso ed economico  dei coloranti usati per ottenere il blu, che,  da colore estremamente  pregiato e costoso,  divenne una nuance adatta anche a fini più “popolari”.
I tessuti “blu” genovesi erano particolarmente  richiesti dai  mercanti inglesi . Ne ordinavano grandi quantitativi che arrivavano direttamente a Londra in grosse balle sulle quali, secondo le usanze dell’epoca, veniva riportato il nome della città di produzione , ovvero Genova, ma la pronuncia del nome del capoluogo ligure  da parte degli inglesi, non era mai corretta! Anzi, veniva così tanto storpiata da produrre un nuovo termine, ovvero Jeans , che sarebbe il derivato fonetico della pronuncia anglosassone di Genova o addirittura della pronuncia inglese del francese Gênes.

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E Jeans fu! Questo formidabile tessuto “blu” prodotto a Genova, sempre più richiesto grazie alla sua praticità e resistenza all’usura, veniva utilizzato per equipaggiare le navi a vela, per proteggere le merci in porto dalle intemperie e dalla salsedine, per realizzare gli abiti destinati al popolo, le divise dei marinai, ma prima ancora per dar vita a un’opera di grande valore artistico e culturale, capace di suscitare emozioni nell’animo e assoluta meraviglia negli occhi di chi ancora oggi ha l’onore di ammirarla.

Una storia davvero affascinante, che ci racconta di un tessuto dall’ animo quanto mai versatile, che ha saputo  mettersi a servizio dell’arte, divenendo così il supporto di un’opera unica e pregiata , ma che al tempo stesso si è prestato a usi meno solenni e raffinati.
Una storia che ha come protagonista Genova, una città ancora una volta capace di sorprenderci con autentici tesori, rari  e preziosi. Una storia che potrete ascoltare o meglio ancora  ammirare,  nella suggestiva cornice del Museo Diocesano.

Autore: Sabrina Casu

Per tutte le informazioni sui Teli della Passione esposti al Museo Diocesano si rimanda al sito http://www.museodiocesanogenova.it alle varie pubblicazioni dedicate, comprese quelle curate da M. Cataldi Gallo, alle quali ho fatto riferimento per la realizzazione di questo articolo.
Foto Copertina : Museo Diocesano – Diana Lapin

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