Chi di verde si veste di sua beltà si fida

Chi di verde si veste di sua beltà si fida, dicono. E fanno bene, aggiungo io!

La mia passione per la natura, i giardini, le passeggiate nei boschi, i fiori e gli spazi verdi (tutti, anche le aiuole più piccole e spelacchiate della città), credo che ormai non sia un segreto per
nessuno. Sono nata e cresciuta in campagna, cerco le piante tutte le volte che posso, anche ora che vivo nel centro storico della bellissima Genova.

Per un lungo periodo della mia vita le ho pure studiate, le piante, sia quelle ornamentali (dagli alberi tropicali alle bordure mediterranee) scelte per abbellire le ville genovesi, sia quelle che nei
giardini storici sono contemporaneamente portatrici di fascino e biodeterioramento (i licheni che ricoprono le statue di marmo, per esempio, o il capelvenere che cresce nei ninfei).
Alla fine, però, le piante che amo in assoluto di più nascono in posti scomodi e impensati: spuntano sui cornicioni, fanno capolino dai tubi di scarico, mettono radici tra le crepe dell’asfalto, fioriscono in mezzo al marciapiede, scendono dal campanile di una chiesa.
Raccolgono, insomma, tutte le energie che possiedono e crescono, semplicemente.

Fatta questa doverosa premessa, sarà quindi facile comprendere quanto fossi felice quando lo staff di GenovaMoreThanThis mi chiese di fare parte della squadra dei RolliAmbassador nell’edizione
autunnale dei Rolli Days e mi assegnò, come compito ufficiale, la cronaca di una visita all’Orto Botanico di Genova.

Fig. 2

Dedicare un pomeriggio alla riscoperta di questo luogo verde, abbracciato dal tessuto urbano della città ha rappresentato per me fare un salto nel passato, quando seguire le lezioni di botanica
sistematica significava, anche, perdersi nella luce polverosa delle serre, prendere appunti tenendo il quaderno sulle ginocchia e fotografando cuscinetti di muschio, trascorrere intere mattine con il
naso all’insù ad osservare foglie, rami e rampicanti inarrestabili.
Una domenica di sole caldo, la seconda giornata dei Rolli Days, una condizione ideale per perdersi lungo i viali, guardare i ciuffi di callistemon rosso esplodere nel cielo azzurro come fuochi d’artificio, camminare attorno alle vasche piene di ninfee e fiori di loto:

Fig. 3Fig. 4Fig. 5Fig. 6

Seguendo la nostra guida abbiamo scoperto felci enormi (e meravigliose) coltivate in serra, insieme a tillandsie simili a lunghe barbe argentate, piante carnivore, banani giganti, fiori di ibisco dalle
corolle porpora.

Fig. 7Fig. 8Fig. 9

Abbiamo osservato da vicino una sequoia altissima nonostante di recente sia stata “spuntata” da un fulmine, imparato che un tempo le serre si chiamavano stufe per via del tipo di riscaldamento
adottato all’interno della struttura in legno, fotografato i pesci rossi, le fioriture arancioni delle sterlizie e quelle azzurre del giacinto d’acqua, bellissimo, depurativo ma estremamente infestante
per gli ambienti che invade.

Fig. 10Fig. 11Fig. 12

Prima di andare via mi sono seduta qualche minuto sotto al Ginkgo Biloba, il mio albero preferito. Un fossile vivente che abita questa terra da 250 milioni anni e che abbiamo ancora la fortuna di poter ammirare grazie alla protezione dei Monaci Buddisti che lo coltivano da millenni. Poche cose al mondo credo siano emozionanti quanto la chioma autunnale e dorata di un Ginkgo, guardare per credere.

Fig. 13Fig. 14

Usciti dall’orto siamo saliti all’Albergo dei Poveri: un’atmosfera totalmente diversa ma non meno affascinante. Abbiamo seguito la guida che ci ha raccontato le vicissitudini di questo palazzo, una vera e propria istituzione per la città e ascoltato la sua storia: le ragioni della fondazione, la divisione tra maschi e femmine anche durante le funzioni religiose, l’origine delle imponenti statue in gesso e marmo collocate sulle scale e nei saloni, l’importanza della grande quadreria esposta.
Intanto, mentre passeggiavamo lungo i corridoi, nella Chiesa dell’Immacolata Concezione (costruita all’interno della struttura) suonava il Quartetto d’Archi Mirus.

Fig. 15Fig. 16Fig. 17

Terminata la visita all’Albergo non potevamo fare altro che correre sulla terrazza di Banca Carige per salutare questa intensa giornata alla luce del tramonto: una vista di Genova del genere, così completa ed estesa è davvero rara!

Fig. 18Fig. 19Fig. 20
Osservando i tetti della città è stato ancora una volta il verde a saltarmi all’occhio, sparso sui terrazzi, coltivato tra le tegole e gli abbaini, nascosto dagli sguardi di chi cammina nei vicoli stretti, sorpresa per chi, come me, lo guardava dall’alto.

La mia esperienza da Rolli Ambassador è finita così, avevo già scritto qualcosa in merito a questa splendida manifestazione in occasione dell’edizione di Aprile (potete trovare il post sul mio blog
Ilmareingiardino), non mi resta quindi che darvi appuntamento alla Primavera, chissà quali nuovi luoghi da scoprire ci riserveranno i prossimi Rolli Days!

Elena Parodi

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